In principio furono Franco Baresi e Billy Costacurta, poi arrivò il clamoroso giallo a 7 minuti dalla fine di Nedved e infine, martedì sera, Xabi Alonso. Sono tantissime le storie di grandi campioni che, dopo aver contribuito a trascinare le loro squadre fino al tanto atteso ultimo atto, hanno poi dovuto assistere dalla tribuna alla partita più importante: la finale.

Abbiamo deciso di rivivere i casi più eclatanti da quando la Champions League ha preso questa definizione. Anno per anno ecco i grandi nomi che hanno saltato la seconda partita più sognata di sempre dopo la finale dei Mondiali: l’ultimo atto della Champions.

FRANCO BARESI e BILLY COSTACURTA 1994

Ad Atene poi fu un autentico trionfo, e forse proprio per questo non la ricordando in molti, ma il grande Milan di Capello si presentò contro il Barcellona senza due colonne fondamentali della difesa: Franco Baresi e Alessandro Costacurta. Fatale per loro furono i gialli nella semifinale col Monaco. Nelle foto infatti, ad alzare quella coppa, fu Mauro Tassotti. Il 1994 si rivelò poi un anno particolarmente sfortunato per Billy Costacurta che a Pasadena fu costretto in tribuna anche alla finale Mondiale: Italia-Brasile!

ROY KEANE e PAUL SCHOLES 1999

Esattamente come per il Milan anche per il Manchester United terminò poi in trionfo, con gli incredibili 3 minuti finali a riscrivere la storia della finale di Barcellona. Certo però è che la super rimonta da 0-2 a 3-2 in semifinale sulla Juventus di Carlo Ancelotti costò a Roy Keane e Paul Scholes un giallo fatale a entrambi. Loro infatti, quella coppa, la alzarono in giacca e cravatta.

AMEDEO CARBONI 2000

Il grande Valencia di Hector Cuper centrò per due anni consecutivi la finale di Champions League agli inizi del millennio, ma l’unico italiano in rosa – Amedeo Carboni – fu costretto a saltare la prima. A Parigi il Real Madrid schiantò poi il Valencia con un secco 3-0… ma Carboni quella sofferenza la visse dalla tribuna.

PAVEL NEDVED 2003

Forse il caso più clamoroso di sempre. Il giocatore simbolo di quella Juventus, il trascinatore dei bianconeri nei quarti contro il Barcellona e nella semifinale contro il Real Madrid. Fatale per lui fu un fallo in mezzo al campo su Guti a soli 7 minuti dalla fine. Impossibile contenere o chiedere al ceco di limitare la sua furia… Là, Lippi, a partita già decisa, avrebbe potuto forse pensarci. La Juventus poi a Manchester si snaturò e il Milan si impose ai rigori. Nedved non giocò mai più una finale europea.

ERIC ABIDAL e DANI ALVES 2009

Stamford Bridge. La serata dell’incredibile gol di Iniesta all’ultimo secondo ma anche delle follie di Ovrebo, che privò il Chelsea di due solari calci di rigore e fece scatenare la furia di Didier Drogba, trattenuto a stento dai compagni al momento del triplice fischio finale. In quella notte però l’arbitro norvegese sventolò in faccia il cartellino a Eric Abidal e Dani Alves. Assenze che nella successiva finale di Roma comunque non notò nessuno: quello infatti resta in memoria come il primo trionfo di Pep Guardiola e il suo tiki-taka.

FRANK RIBERY 2010

Rosso diretto e tanti saluti alla finale. Roberto Rosetti non si fece scrupoli a cacciare Frank Ribery nell’andata di Monaco di Baviera contro il Lione. I bavaresi riuscirono poi a raggiungere la finale di Madrid, ma senza il francese – fuori per due turni – e contro l’Inter di Mourinho non ci fu davvero nulla da fare.

THIAGO MOTTA 2010

Un episodio che ancora oggi manda su tutte le furie i tifosi nerazzurri. L’ingenuità di Thiago Motta ma soprattutto lo sguardo furbo di Sergio Busquets che da terra guardò verso l’arbitro per capirne la reazione e le intenzioni. L’Inter in 10 uomini per più di un’ora contro il grande Barcellona di Guardiola. Ancora oggi una delle più grandi imprese di José Mourinho.

JOHN TERRY 2012

Più che una semifinale, un’ecatombe. Il Chelsea di Roberto Di Matteo riuscì sì a far fuori il Barcellona, ma alla finale di Monaco di Baviera contro il Bayern padrone di casa si presentò senza Terry, Ivanovic, Ramires e Raul Meireles. La partita di Bertrand titolare per intenderci. Terry quel match lo visse dalla tribuna, ma a far festeggiare i compagni ci pensò comunque il trascinatore di sempre: Didier Drogba.

XABI ALONSO 2014

Ed ecco l’ultimo caso. Mai chiedere a Xabi Alonso di risparmiare la gamba. Esattamente come il caso di Nedved la partita era ormai già decisa, ma a differenza della sfida tra Juventus e Real Madrid sul cronometro mancava più di un’ora e non sette minuti. Troppo per pensare a un cambio. E Ancelotti perde così il suo più prezioso uomo d’equilibrio in mezzo al campo nella tanto attesa finale che può valere la .

di Simone ETERNO (Twitter: @Simon_Forever)

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