Premiamo innanzitutto un modulo tanto caro ai romantici del calcio (il 4-4-2) e finalmente rilanciato

, con una reinterpretazione modernissima, da Diego Pablo Simeone tecnico del momento: cinque del suo Atletico – dalle parate ancora strepitose di Courtois e gli assist di Juanfran all’infaticabile Filipe Luis, da un Tiago strutturato e inedito per i ricordi italiani al volume di Diego Costa, centravanti totale – e altrettanti del Real per riflettere la straordinaria caratura della finale di Madrid, pardon, Lisbona.

Le più dolci sono i due centrali di difesa (Pepe e soprattutto Sergio Ramos per la doppietta), Luka Modric – il nuovo Pirlo di Carlo Ancelotti, il migliore non a caso nell’economia delle due partite – lo strepitoso Di Maria e l’ormai mitologico Cristiano Ronaldo, sedici gol in dieci partite di Champions League.

E l’undicesimo? Poteva essere Javi Martinez o Lahm, gli unici a salvarsi dalla rovina bavarese, ma alla fine scegliamo David Luiz che schierato fuori ruolo, da regista obbligato senza il tocco del direttore d’orchestra, un po’ difende (bene), un po’ tira (male, ma tira) e in sostanza non si arrende mai.

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di Fabio DISINGRINI (Twitter: @FabioDisingrini)