Con tre podi Monumento, Fabian Cancellara è ancora il migliore delle Classiche nonostante il mancato bis alla Roubaix che incorona Niki Terpstra, olandese in rampa di lancio insieme a John Degenkolb. Kristoff, Gilbert, Valverde e Simon Gerrans gli altri vincitori; Sagan si salva sul pavé, Nibali crolla a Liegi e la Campagna del nord degli italiani diventa presto un altro calvario.

10 FABIAN CANCELLARA –

Non ripete la straordinaria doppietta Giro delle Fiandre/Parigi Roubaix dello scorso anno, ma è ancora il migliore delle classiche: Cancellara vince per la terza volta la Ronde van Vlaanderen e completa al Velodrome (terzo) i podi Monumento dopo il secondo posto alla Milano-Sanremo per il quinto palco nella . E a 33 anni lo svizzero mostra di saper vincere il Fiandre anche senza sparata, gareggiando più coperto e con la ruota più veloce nello sprint degli ultimi metri, perché se nel 2013 Cancellara sfiancò Sagan sull’Oude Kwaremont per il Paterberg in solitaria e la flame rouge, quest’anno batte in volata Van Avermaet e quel Sep Vanmarcke che di sarà forse l’erede. Forse…

9 NIKI TERPSTRA E JOHN DEGENKOLB –

È la terza punta della Omega-Pharma Quickstep

e vince da finisseur a Roubaix con una fiammata di 6 chilometri: un trionfo in solitaria dal sapore di squadra nella settimana santa delle Fiandre, perché se prima uno straordinario Tom Boonen

attacca ogni sezione di pavé dai meno sessanta di Beuvry la Forêt, è Zdenek Stybar

a stoppare infine gli altri otto del Velodrome per il cerchio fiammingo di Terpstra, dalla Dwars door Vlaanderen alla . Nove anche a Johnny Degenkolb che vince la Gent-Wevelgem, battendo Demare e Sagan allo sprint, e la volata del Velodrome che vale il secondo posto Roubaix confermandosi il miglior “velocista anomalo” del circuito. E se a Sanremo non avesse forato all’attacco del Poggio…

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8 ALEJANDRO VALVERDE E SIMON GERRANS –

Non sarà un corridore fra i più spettacolari, ma alla Freccia Vallone l’ dice ai suoi Movistar di fare la corsa dura sulle côtes e vince da scattista governando il Mur de Huy: formidabile grimpeur, Valverde

rivince la dopo otto anni e scala le Ardenne da grande protagonista con il secondo posto alla Liegi-Bastogne-Liegi dietro a Simon Gerrans,

australiano già terzo all’Amstel e trionfatore della centesima con uno sprint regale. Perché se i “migliori” attendono o non si smarcano in salita e ad Ans ci arrivano in quaranta, Gerrans avrà sempre la ruota più veloce come Milano-Sanremo (2012) insegna.

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7 ALEXANDER KRISTOFF E PHILIPPE GILBERT –

Dopo Ciolek, non proprio un outsider, ma un altro nome che non ti aspetti a braccia alzate sul lungomare di Sanremo: Alexander Krtistoff

, norvegese classe 1987 del Team Katusha, vince in volata la prima Monumento di primavera battezzando la ruota più ambita, quella di Cavendish, per battere Cancellara e Ben Swift. Philippe Gilbert

invece inizia l’offensiva delle Ardenne vincendo la Freccia Brabante e l’Amstel Gold Race (ancora il “suo” Cauberg), ma non bissa il leggendario poker 2011 perdendosi nel traffico di Huy e chiudendo “soltanto” ottavo ad Ans. Riserviamo anche una nozione di merito per Michał Kwiatkowski

, polacco sul podio delle ultime due classiche.

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6 PETER SAGAN E BRADLEY WIGGINS –

Le stimmate del campione lo condannano alle solite sregolate aspettative da parte degli addetti ai lavori, che lo lanciano sempre da favorito per enfatizzare la sfida con Cancellara, e dell’Italia che gli vuole bene “per adozione”. I numeri direbbero che Peter Sagan

ha fatto peggio della scorsa primavera quando ha vinto la Gent-Wevelgem, e in effetti a Sanremo ha deluso, chiudendo la top-ten nonostante la corsa dura della Cannondale sui Capi, così come al Fiandre (16°) dopo il podio di Gand. Parliamo però della sua Roubaix: in gruppo dopo cinquanta chilometri di durissima rincorsa per problemi meccanici, attacca il il Carrefour de L’Arbre in solitaria ed entra nel Velodromo coi migliori chiudendo ottimo sesto. Sagan ha solo 24 anni, dieci in meno di Bradley Wiggins

(a proposito, ) che dopo l’epica pistard e una si svela innamorato dei sassi, dichiarandosi alla («Amo la Parigi Roubaix più d’ogni altra corsa ed è l’unica che vedrò quando mi sarò ritirato») e sfilando coi migliori nel Velodrome, nono finale, ventitre anni dopo l’ultima maglia gialla di Greg LeMond.

5

VINCENZO NIBALI –

Sarebbe una primavera da “Classica sufficienza” se non fosse per il gancio di Liegi, perché come al solito Nibali ci prova a Sanremo attaccando la Cipressa per lo spettacolo in discesa e sulle Ardenne arriva coi migliori sul Mur de Huy arrendendosi soltanto agli scattisti. La gamba della fa quindi auspicare una grande , invece crolla sull’ultima côte chiudendo trentesimo nel giorno in cui lo vince comunque la prima sfida a distanza con Froome, al forfait del mattino, in proiezione Tour.

4 GLI ALTRI ITALIANI –

Colbrelli sesto alla Milano-Sanremo, Trentin quindicesimo alla Gand-Wevelgem, Pozzato diciassettesimo al Giro delle Fiandre e cinquantesimo (!) alla Parigi-Roubaix, il “solito” Gasparotto ottavo all’Amstel Gold Race, Nibali quattordicesimo alla Freccia Vallone, Caruso quarto alla Liegi-Bastogne-Liegi: sono i migliori risultati italiani nelle Classiche di primavera. Aggiungiamoci le cadute di Paolini e le sfortune di Damiano Cunego

, scivolato a duemila metri dall’arrivo della Freccia Vallone nelle prime posizioni del gruppo e tredicesimo a Liegi, e avremo un intero spartito di note dolenti. Le eccezioni sono Manuele Boaro (200 chilometri di fuga da Gent) e Matteo Bono, tra i fuggitivi della Sanremo e primo sulla mitica Redoute, autentici campioni di fatica oltre a Domenico Pozzovivo

e Giampaolo Caruso

: il lucano è il più coraggioso della Liegi-Bastogne-Liegi attaccando sui pedali le ultime due rupi dei Falchi e “degli italiani”; Caruso in testa fino a cento metri dal traguardo, beffato da Gerrans e quarto finale. E tra Fiandre e Ardenne il cielo è .

3

LA SFORTUNA DI E IL FORFAIT DI FROOME –

Negli ultimi due anni ha vinto due Giri di Lombardia e una Freccia Vallone con secondi posti 2013 al Mondiale e alla Liegi-Bastogne-Liegi, Joaquim Rodriguez

è annunciato protagonista delle Ardenne, e invece cade rovinosamente all’Amstel, si sdraia ancora alla e nella si stacca prestissimo (Côte de la Haute-Levée, ottanta all’arrivo) cedendo però il premio “Catenaincatricchiata” (cit. Magrini) al detentore Daniel Martin

, a ruota del primo e per terra sull’ultima curva. Aspettavamo a Liegi anche il re del Tour Christopher Froome

dopo i tormenti alla schiena, e invece il britannico si ritira a poche ore dalla partenza (come Betancur) per problemi respiratori.

2 MARK CAVENDISH –

Non voleva fare la Milano-Sanremo per colpa della Pompeiana, cambia idea quando salta la terza salita dimagrendo a tempo record, ma non brilla sul lungomare per un opaco quinto posto. salta poi la Gand-Wevelgem – dove l’altro sprinter veterano, Andre Greipel

, cade fratturandosi la clavicola – per un’infezione gastrica che lo costringe anche al forfait della Tre Giorni di La Panne e tutte le altre classiche prima del triste annuncio: dopo 15 tappe vinte in cinque edizioni, Mark Cavendish non parteciperà al Giro d’Italia.

1 FRANK E ANDY SCHLECK –

C’erano una volta i fratelli Schleck… Frank cerca gloria sulle Ardenne (nel 2006 ha vinto l’Amstel Gold Race) rimediando un diciannovesimo posto a Liegi; Andy viene coinvolto nella caduta di Cunego prima del traguardo Vallone e si ritira dalla vinta nel 2009, al gancio fin dalle prime côtes… Con un contratto Trek in scadenza e scoraggianti prospettive.

0 GLI INCIDENTI DEL FIANDRE –

Complice il maltempo, mai si erano visti tanti sinistri sulle strade della : dall’anziana donna travolta da Johan Vansummeren vicino a Bruges e ancora in condizioni cliniche molto gravi (coma) alle continue cadute di gruppo, oltre alle forature, che hanno coinvolto fra i più illustri Jürgen Roelandts (ritirato) Stijn Devolder (tre volte!), Luke Durbridge, Sep Vanmarcke, gli italiani Favilli e Paolini e soprattutto Yaroslav Popovych, ospedalizzato per una caduta rovinosa dopo aver agganciato un’altra sfortunata spettatrice.

di Fabio DISINGRINI (Twitter: @FabioDisingrini)