Oggi sono stato colpito da uno spettatore che si stava facendo un selfie. Una pazzia, non so come sia riuscito a non cadere. Per favore, rispettateci. Non siamo un videogame.

Al termine della quinta tappa del Giro d’Italia, da Pedara a Messina, Kristian Sbaragli, corridore italiano del team Dimension Data, ha postato su twitter l’immagine di una ferita sofferta in corsa, dopo aver urtato contro un selfie-stick di uno spettatore un po’ troppo zelante. E pare proprio che l’abuso e l’uso improprio dei bastoni per scattare fotografie stia diventando un problema per il Giro d’Italia numero 100: sono infatti molti i corridori che si sono duramente lamentati per i tifosi che non si mantengono a distanza di sicurezza, mettendo a repentaglio la loro incolumità in corsa.

Franco Pellizotti, veterano del team Bahrain-Merida, ha alzato la voce dopo il traguardo di Messina:

Non è la prima volta che vedo tifosi con selfie-stick che danno la schiena al gruppo. È pericoloso. Se non ti vedono arrivare, non si possono spostare. Ci sono tantissime persone in strada quest’anno. A Messina, abbiamo sentito la passione dei tifosi. Ma le strade sono strette e le persone si avvicinano sempre di più per vederci, ma devono stare attente: se le urtiamo, è un problema grosso per entrambi.

Rory Sutherland, della Movistar, è caduto nella quarta tappa proprio a causa di un tifoso che si era eccessivamente sporto in strada.

I selfie-stick sono la passione del momento. Tutti vogliono fare una foto con i corridori. La bellezza del ciclismo è che si può essere vicino agli atleti, ma diventa pericoloso quando si arriva a un punto di contatto. È bello sentire l’affetto dei tifosi siciliani, ma stiamo viaggiando a 60-70 km/h: le persone si sporgono per guardarci ed essere sempre più vicine, e la distanza si riduce sempre di più.

Anche la maglia rosa, Bob Jungels, ha qualcosa da dire ai tifosi:

È bellissimo vedere tutte quelle persone in strada, ma a volte è molto pericoloso, perché i tifosi vogliono scattare foto e farsi selfie, e si avvicinano sempre più alla strada.

Daniele Fantini